Intervju predsednika republike Boruta Pahorja za Corriere della Serra

Ljubljana, 7. 5. 2014 | intervjuji

Predsednik republike Borut Pahor se je včeraj, 6. maja 2014 mudil na državniškem obisku v Italijanski republiki, kjer ga je gostil predsednik Italijanske republike Giorgio Napolitano. Predsednik Pahor je ob robu obiska dal tudi intervju za osrednji italijanski časopis Corriere della Sera.


Predsednik republike Borut Pahor je med drugim na vprašanje novinarja o napačnih korakih Slovenije po osamosvojitvi izpostavil, da smo preveč stvari jemali za samoumevne. "Mislili smo, da je dovolj, če govorimo o tržni ekonomiji demokracije, NATO in EU, pa se bo vse dobro izteklo. Pozabili pa smo na odgovornosti, ki jih ne moremo delegirati na druge, ampak jih moramo prevzeti nase. Zato šele sedaj opravljamo naloge, ki bi jih morali opraviti prej. "

Novinar: Paolo Valentino




“Buoni rapporti con l’Italia hanno per noi importanza strategica. Siete il nostro secondo partner commerciale, il terzo investitore in Slovenia. E sono state legittime le domande, sia del presidente Napolitano, sia del presidente di Confindustria, Squinzi, se l’attuale crisi politica slovena minacci gli sviluppi già avviati: più apertura agli investimenti esteri, più privatizzazioni. La mia risposta è stata un no chiaro e convinto”.

Il Presidente della Repubblica di Slovenia, Borut Pahor, era ieri a Roma, dove ha incontrato il capo dello Stato, gli imprenditori e le Commissioni esteri del Parlamento.

Presidente, lei ha citato la crisi slovena, innescata dalle dimissioni del premier Alenka Bratusek. Ce la può spiegare? Andrete a nuove elezioni?

“Si, le elezioni ci saranno. Spetta al Presidente della Repubblica risolvere questa crisi e devo essere cauto. Ma la data non dipende solo da me, ci sono dei tempi costituzionali che dipendono dai gruppi parlamentari E’ un processo politico risolvibile con gli strumenti della democrazia. Mi auguro che questa fase ci dia un po’ di respiro per poi riprendere con coraggio la strada delle riforme, sulla base di una nuova legittimazione popolare”.

Quali sono le riforme più importanti?

“Privatizzazione, ricapitalizzazione del sistema bancario, risoluzione del debito delle aziende, creazione di una moderna holding pubblica che detenga tutte le partecipazioni statali nelle grandi aziende. Ma tutto dipende dal consenso fra i partiti”.

E’ anche possibile che lei individui una nuova maggioranza e nomini un nuovo premier senza andare alle urne?

“No. Io rinuncio al potere di nominare un mandatario per un governo tecnico prima che si svolgano elezioni”.

La corruzione è un problema grave in Slovenia, che ha generato anche rivolte di piazza. Che fare?

“I fenomeni che abbiamo visto nella transizione degli Anni Novanta, come le privatizzazioni selvagge, hanno minato la fiducia popolare nelle istituzioni. C’è un forte sentimento di ingiustizia sociale, che spesso impedisce al governo di fare le riforme proprio per ridurre le disparità. Ma le cose stanno cambiando: più trasparenza nella pubblica amministrazione, regole più severe per il mercato, qualche segno di ripresa economica. Continuare su questa strada è essenziale”.

Questo non impedisce che personaggi coinvolti in episodi di corruzione o accusati occupino ancora posizioni di primo piano nella politica nazionale slovena..

“Le decisioni dei tribunali vanno rispettate. Come Presidente devo mantenere un dialogo costante con tutte le forze politiche”.

Guardando indietro quali sono stati i passi falsi del percorso post-comunista della Slovenia?

“Abbiamo dato troppe cose per scontate. Pensavamo che bastasse dire economia di mercato, democrazia politica, Nato, Unione europea e tutto avrebbe funzionato bene. Ci siamo scordati che c’erano responsabilità che non potevamo delegare agli altri, ma dovevamo assumerci da soli. Solo ora stiamo facendo i compiti che dovevamo fare prima.”

Alla vigilia delle elezioni europee, ci sono in Slovenia rischi di derive populiste e anti-comunitarie?

“Non c’è in Slovenia una sola forza politica che abbia un minimo di rilevanza, che difenda l’uscita dall’Unione europea. C’è un livello fisiologico di euroscetticismo, conseguenza della crisi e forse delle aspettative troppo alte. Ma la Slovenia come Paese indipendente è nata in stretto legame con l’idea europea, noi volevamo fare parte di quella storia. E sono convinto che risolveremo la crisi politica, rimanendo un Paese affidabile”.